a cura dell’Istituto Storico dell’Insorgenza e per l’Identità Nazionale
(5 febbraio 2005)
«Tsunami» e governo della storia
Ogni volta che accade qualcosa di tragicamente rilevante, socialmente o personalmente, l’uomo contemporaneo, come l’uomo di sempre, continua a porsi le solite domande: «perché Dio permette il male?», «perché proprio a me?», «perché qui?», «perché ora?». Sono, in fondo, domande «serie», piene di senso, in grado di illuminare la vita se solo si cercano risposte altrettanto «serie» e piene di senso. Ma poste dall’uomo contemporaneo, sfibrato da anni di predicazioni atee e laiciste, suonano invece vacue e insopportabili, perché ormai fanno parte della ritualità imposta dalla cultura dei «predicatori»: si pongono non per cercare le risposte adeguate, ma per un esercizio retorico funzionale a quella che deve sembrare una conclusione e che ne è invece il pre-giudizio: Dio non c’è o se c’è è inutile o nemico o ingiusto.
Fosse anche uno tsunami, la tragedia non induce il nostro contemporaneo alla riflessione, ma, al contrario, ne sollecita ancor più l’orgoglio, incidendo su un cuore che non solo ha rifiutato da tanti anni e in modo via via crescente di alzarsi un po’ da terra per vedere il cielo più da vicino, ma vorrebbe addirittura che fosse Dio a «dare spiegazioni», a scendere alla sua altezza, a piegarsi alla sua tavola di valori, a modulare i suoi interventi secondo ciò che lui — e non Lui — ritiene essere il bene. Qualcuno dirà: è storia antica, è la lunga storia della mela. Vero: ma in mezzo c’è stata quella volta, quando Dio si è piegato, si è «ridotto» ad essere uomo, con quell’atto di amore straordinario, fino alla morte di Croce. Da allora, era lecito sperare che, almeno tra i cattolici, quel Sacrificio fosse assunto dall’umanità a venire come definitivamente esemplare, da un lato per descrivere la durezza del nostro itinerario terreno, dall’altro per ricordare, nella Risurrezione, non solo la grandezza del fine e lo splendore della fine di quell’itinerario percorso «bene», ma anche la Sua grandezza, il Suo splendore. E la Sua onnipotenza. E invece, pure in tanti cattolici, la memoria di quella volta è andata appannandosi, e Dio non è più onnipotente e giusto ma «deve» essere solo buono: e buono non come pare a Lui, ma secondo i criteri della bontà democraticamente fissati. Deve essere un Dio a nostro servizio, un «badante» per questa umanità decadente, viziata e presuntuosa.
Nessuno per capire fa più nemmeno lo sforzo preliminare: prima di porsi le domande consuete, chiedersi anzitutto se Lui c’è o non c’è. Perché se non c’è, è inutile lamentarsi del suo comportamento, risparmiandoci così la pioggia di retorica che ci inonda; ma se invece c’è, sono ben altre le domande che gli immemori dovrebbero porsi: chi è Lui e chi siamo noi, la Sua grandezza e la nostra finitezza, il Suo fine e i nostri fini. Aggiungo: soprattutto, quanto riconosciamo oggi della Sua legge, oggi che Lo vogliamo espropriare anche delle decisioni sulla vita e sulla morte?
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Agli immemori dei ruoli e delle gerarchie, ai dimentichi della umana finitezza e dell’Infinito, eppure pieni di orgogliose pretese e di domande inutili perché a risposta preconfezionata, offro, come spunti di riflessione, due notizie e un passo del Vangelo di Luca — esempi sul potere del Cielo e sul «buon» comportamento in terra — per aiutare a risvegliare la loro memoria e a far riemergere, infine, la domanda pregiudiziale: solo la risposta ad essa è risolutiva.
La prima notizia — che si riferisce a un episodio accaduto durante il tragico tsunami che ha colpito i paesi asiatici nel periodo natalizio — la leggo sull’Ecodi Maria Regina della Pace (Eco di Medjugorie, n. 179, febbraio 2005). A Vailankanni, sulla costa orientale dell’India, sorge «[...] a soli cento metri dal mare un santuario [mariano], conosciuto come la Lourdes d’India per essere una copia fedele [di quello francese]». Anche «[...] il complesso della basilica [...] — come riferisce il comunicato della diocesi di Thanjore — è stato travolto dall’onda (più di mille morti)ma una nota di consolazione nella calamità è data dal fatto che il mare si è sollevato e ha raggiunto l’ingresso principale della basilica, dove è collocata la statua di Nostra Signora di Vailankanni, e si è poi ritirato dopo aver lambito i primi gradini che conducono al portale». Quindi — conclude l’Eco, citando da Avvenire — l’acqua si è fermata sulla soglia della chiesa, dove si trovavano altre migliaia di persone mentre gli edifici vicini, alla stessa altezza, sono stati spazzati via dal mare».
La seconda notizia, invece, la traggo da una nota dell’Agenzia Fides che riporto quasi integralmente: «Wan Zhou — Don Li Xiao-Gui è un sacerdote di 70 anni. All alba del 5 settembre scorso la parrocchia di Kai Xian, dove svolge da anni il suo ministero sacerdotale, è stata travolta da una violenta inondazione. Il sacerdote, pur anziano e malato, è subito sceso dalla sua abitazione […] per andare dentro la chiesa. Il primo pensiero è stato quello di salvare lEucaristia. Al momento in cui è entrato in chiesa, lacqua stava già invadendo ledificio, ma don Li Xiao-Gui non ha pensato neanche un attimo al pericolo che stava correndo: ha preso lEucaristia, stringendola al petto e affrontando lacqua che saliva velocemente. In pochi minuti il livello dellacqua era di 2 metri. Don Li è rimasto intrappolato nella sua piccola stanza al primo piano per 15 ore, prima dellarrivo dei soccorritori. Per tutto il tempo è rimasto sempre inginocchiato davanti allEucaristia, pregando per la salvezza della popolazione e la fine dellinondazione. Quando la gente gli ha chiesto se avesse avuto paura, ha risposto: L Eucaristia è la mia vita, per salvarla avrei dato la mia vita. Dopo 2 settimane, quando il livello dellacqua è sceso, il sacerdote ha subito ripulito la chiesa e ha ripreso a celebrare lEucaristia, sebbene gli arredi liturgici siano andati distrutti».
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«Un giorno salì su una barca con i suoi discepoli e disse: Passiamo allaltra riva del lago. Presero il largo. Ora, mentre navigavano, egli si addormentò. Un turbine di vento si abbattè sul lago, imbarcavano acqua ed erano in pericolo. Accostatisi a lui, lo svegliarono dicendo: Maestro, maestro, siamo perduti!. E lui, destatosi, sgridò il vento e i flutti minacciosi; essi cessarono e si fece bonaccia. Allora disse loro: Dovè la vostra fede?. Essi intimoriti e meravigliati si dicevano lun laltro: Chi è dunque costui che dà ordini ai venti e allacqua e gli obbediscono?» (Lc 8, 22-25). Già: chi è Costui?
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