a cura dell’Istituto Storico dell’Insorgenza e per l’Identità Nazionale
inserito il 26 settembre 2008
Contro l'inverno dello spirito
«Costruire, significa collaborare con la terra, imprimere il segno dell’uomo su un paesaggio che ne resterà modificato per sempre; contribuire inoltre a quella lenta trasformazione che è la vita stessa delle città. Quanta cura, per escogitare la collocazione esatta d’un ponte e d’una fontana, per dare a una strada di montagna la curva più economica, che è al tempo stesso la più pura!… […] Elevare fortificazioni in fin dei conti equivale a costruire dighe: equivale a trovare la linea sulla quale si può difendere una sponda o un impero, il punto dove sarà contenuto, arrestato, infranto, l’assalto delle onde o quello dei barbari. Costruire un porto, significa fecondare la bellezza d’un golfo. Fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che da molti, mio malgrado, vedo venire.
Ho ricostruito molto: e ricostruire significa collaborare con il tempo nel suo aspetto di «passato», coglierne lo spirito o modificarlo, protenderlo, quasi, verso un più lungo avvenire; significa scoprire sotto le pietre il segreto delle sorgenti. La nostra vita è breve: parliamo continuamente dei secoli che han preceduto o di quelli che lo seguiranno, come se ci fossero totalmente estranei: li sfioravo tuttavia nei miei giochi di pietra: le mura che faccio puntellare sono ancora calde del contatto di corpi scomparsi; mani che non esistono ancora carezzeranno i fusti di queste colonne. Più ho meditato sulla mia morte, e specialmente su quella d’un altro, più ho cercato di aggiungere alle nostre esistenze queste appendici quasi indistruttibili».