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a cura dell’Istituto Storico dell’Insorgenza e per l’Identità Nazionale


(7 marzo 2007)

Marx è vivo: parola del senatore Angius




Nell’odierno dibattito politico sulla legge che dovrebbe tutelare le coppie di fatto risuonano pesanti come pietre le dichiarazioni del Vice-presidente del Senato, il diessino Gavino Angius, riportate dal Corriere della Sera di oggi: «Tutte le democrazie moderne hanno leggi molto avanzate» in materia: solo in Italia, invece, «una visione antistorica della società si accompagna a una regressione politico-culturale che mette in discussione la laicità come principio di democrazia». C’è da non credere ai propri occhi o alle proprie orecchie: c’è ancora qualcuno che usa un armamentario verbale in cui trovano posto termini come «avanzate», «antistorico» e «regressione»! Pareva che la sorte di queste parole fosse segnata dopo la crisi del pensiero dialettico — nella duplice versione panlogistica di Hegel e materialistica di Marx — e invece no: sono ancora vive e vegete, almeno nella cultura del senatore Angius, una sorta di ultimo soldato nipponico dimenticato nella giungla dopo la fine della guerra.

Le espressioni usate da Angius avevano un senso — falso ma internamente coerente — nella logica marxista, che ha imperato per decenni — non solo nelle accademie ma influenzando le vicende dei popoli e la vita di milioni di uomini e di donne —, la quale, nella misura in cui è fallito il comunismo, si è rivelata sperimentalmente vuota di significato, incapace di comprendere la realtà.
Secondo questa concezione la storia non sarebbe il luogo della libertà umana — dove questa incontra la dimensione del destino e, per il credente, quella della Grazia —, ma avrebbe un senso predeterminato, fatale. Esisterebbe in altri termini un «vento della storia», cui nessuno può e deve opporsi, di cui è interprete autentico, l’unico autorizzato a dire verso dove soffi, l’incarnazione stessa del progresso dell’umanità: il Partito-Principe, quello che un tempo si definiva il partito di avanguardia della classe operaia, la classe destinata a dominare il mondo, cioè il partito comunista.

Ma oggi, oltre alla filosofia marxista, anche il partito comunista, unico medium fra la storia e l’uomo, non c’è più o, almeno, non detta più i tempi alla storia. Ora esistono solo dei «semplici» socialdemocratici o «democratici di sinistra».

Eppure si la mentalità di questi eredi del comunismo pare non essere cambiata. I Ds sfornano mozioni e programmi in cui il rifiuto della vecchia ideologia marxista-leninista è totale, ma poi uno dei massimi esponenti del nuovo partito — in via di diventare ancora più nuovo, più «democratico» e meno di «sinistra» — torna a formulare analisi secondo i vieti canoni di quell’ideologia che dovrebbe essere stata messa da tempo in soffitta. Che cosa pensarne? Che l’asino ricasca? siamo davanti a un bluff collettivo? oppure il senatore Angius è un reperto del passato, che viene conservato provvisoriamente solo per la sua eccellente professionalità nel fare ostruzionismo contro ogni pur flebile sintomo di vitalità e di rinascita del corpo sociale in Italia?



Pèriplo







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