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a cura dell’Istituto Storico dell’Insorgenza e per l’Identità Nazionale





RECENSIONI



1799: l’insorgenza antifrancese e il sacco di Macerata. Atti del Convegno di Studi. Aula Magna dell’Università degli Studi di Macerata. 20 Maggio 1999, Comune di Macerata, Macerata 2001, pp. 480.


Una delle più importanti pagine dell’Insorgenza italiana, la lunga e sanguinosa sollevazione delle Marche pontificie nel 1799, è stata oggetto di discussione da parte di un folto gruppo di storici nella primavera del 1999. I vari interventi hanno cercato d’inquadrare i fatti un po’ sotto tutte le angolature possibili.

Si sono così ascoltate relazioni sia di carattere generale, sia interventi di storia di dettaglio e specializzata, sia, infine, di storia locale.

Alla prima categoria appartengono senz’altro la comunicazione di Paolo Martinucci, del nostro Istituto, che — nel suo intervento L’Insorgenza italiana nel triennio giaicobino: i fatti e le interpretazioni (pp. 83-96) — si è soffermato a tracciare un quadro d’insieme dell’Insorgenza in Italia, utile per collocare nella giusta prospettiva l’episodio maceratese. Scoppiata già nel 1796 e durata quasi ininterrottamente fino alla vigilia delle sconfitte francesi della primavera del 1799, l’Insorgenza delle Marche costituisce un teatro d’azione dove si scontrano e si mescolano un po’ tutti i protagonisti di quegli anni — i francesi, le milizie repubblicane italiane, il popolo in rivolta, le armi asburgiche, inglesi, napoletane e perfino turche, i municipi lealisti e quelli repubblicani, i governi repubblicani «giacobini», i quadri dello Stato pontificio — e in cui si ritrovano buona parte dei caratteri che fecero della rivolta anti-napoleonica e contro-rivoluzionaria sul suolo italiano allo stesso tempo un unicum e un classico.

Ulteriore cornice ai fatti, scendendo di un grado nella scala geografica, hanno fornito la relazione di apertura di Dante Cecchi — Le Marche nella Repubblica romana: gli assetti istituzionali e le dinamiche politiche (pp. 9-22) — e gl’interventi di Renzo Paci — Economia e società nelle Marche di fine Settecento (pp. 23-48) — e di Fabiano Giorgini — La Repubblica romana e la Chiesa marchigiana (pp. 49-72).

Alla seconda categoria appartengono senz’altro la relazione di Virgilio Ilàri e Piero Crociani — Aspetti militari della Repubblica romana (pp. 73-82) —, che ha il merito di iniziare a restituire un volto, rimasto troppo a lungo oscurato — al pari di quello delle formazioni insorgenti — alle forze armate repubblicane che combatterono contro gl’insorti marchigiani; di Sandro Baldoncini, Nota per il Carlo e Celestina di Luigi Dasti (pp. 303-314) e, infine, di Maria Grazia Pancaldi Insorgenza e terremoto nel 1799 (pp. 291-302).

Ma il «grosso» del convegno, ossia la parte più importante e densa ai fini della ricostruzione di un profilo fedele degli eventi e di una loro interpretazione è il corposo — quasi duecento pagine — intervento, un vero e proprio «libro nel libro», di Sandro Petrucci, corrispondente marchigiano del nostro Istituto e uno dei massimi conoscitori dell’Insorgenza nelle Marche. Già autore del denso volume Insorgenti Marchigiani. Il Trattato di Tolentino e i moti antifrancesi del 1797 (con una prefazione di Marco Tangheroni, SICO, Macerata 1996), Petrucci ha trattato il tema L’Insorgenza marchigiana del 1799: sviluppi e caratteri (pp. 97-281). Prodotto di anni di sagaci ricerche, lo studio di Sandro Petrucci, tocca un po’ tutti gli aspetti, anche quelli problematici — partendo dal nome di «insorgenti» fino alla controversa figura del generale Giuseppe de la Hoz Ortiz (1769(?)-1799) —, della vicenda. Non solo: ma svolge anche un’ampia narrazione di dettaglio, teatro per teatro, del conflitto — di cui vengono fornite due mappe d’insieme —che si svolge nelle valli e comunità marchigiane. Non dimentichiamo che le province in cui si divideva l’Italia di antico regime — ma forse ancora quella di oggi — presentavano notevoli differenze di tradizioni e di storia. Il lavoro di Petrucci considera le premesse generali e gli sviluppi politici e strategici dell’Insorgenza, ne individua le peculiarità, ne descrive esaurientemente i momenti più forti — come il saccheggio di Macerata e gli assedi delle piazzeforti di San Leo e di Ancona, dove si erano asserragliate le truppe francesi —, i legami fra gl’insorgenti marchigiani e le altre Italie insorte e si sofferma anche sull’identità dei protagonisti: l’esercito insorgente, le cosiddette «masse», e i «capi-massa», i leader delle milizie popolari, sulla cui testa, nelle Marche come altrove, per colpa di una storiografia faziosa, grava il tenebroso e ambiguo epiteto di «brigante».

A completamento di questa autentica pietra miliare degli studi sulle Marche in età «giacobina» stanno gl’interventi di Alessandra Sfrappini — I giorni della battaglia e del sacco (pp. 281-290), che riscostruisce le battaglie, l’assedio francese e il tragico saccheggio di Macerata sulla scorta di documenti maceratesi inediti — e di Enzo Calcaterra su Giuseppe La Hoz: capo dell’Insorgenza o degli Indipendentisti? (pp. 315-360), che affronta in dettaglio e con cognizione di causa una faccia delle più importanti, non solo ai fini della biografia di un personaggio-chiave del periodo «giacobino», tanto controverso quanto poco noto, ma anche alla comprensione del rapporto fra aspirazioni politiche italiane e realtà dello scontro strategico tra Francia e Asburgo e fra Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, del prisma dell’Italia nel Triennio Giacobino. Mentre la relazione, anch’essa corposa e ricca di documentazione di prima mano — in appendice al testo della relazione figurano ben 41 documenti e 14 illustrazioni —, di Rossano Cicconi — Giuseppe Vanni nella documentazione caldarolese (pp. 361-464) — getta luce su uno dei protagonisti dell’Insorgenza maceratese, Giuseppe Vanni (1763-1808), capo-insorgente di Caldarola, passato poi al servizio del re di Napoli e fucilato dai francesi in Piazza del Popolo a Roma, durante la loro seconda conquista dello Stato della Chiesa nel 1808, contribuendo così idealmente a quel dizionario dei personaggi dell’Insorgenza, ma anche dell’Italia fra Rivoluzione francese e «sanfedismo», la cui disponibilità è sempre più auspicabile.

L’ultimo intervento — Padre Felice Rosetani e il sacco di Macerata (pp. 465-478), di padre Giuseppe Concetti, è dedicato alla figura di un autentico martire dell’Insorgenza popolare maceratese, il padre Felice Rositani (1726-1799), ucciso durante il saccheggio.

Le relazioni — quasi tutte, come si è visto, frutto di ricerche su testi originali e documenti inediti e corredate di adeguato apparato critico e non di rado di bibliografia — che compongono il grosso volume degli Atti dell’incontro, apparso lo scorso autunno 2001, costituiscono una pietra miliare nello «scavo» storico intorno al periodo napoleonico nelle Marche e un sussidio indispensabile per chiunque voglia proseguire il filone di studi cui il convegno del 1999 ha costituito un momento significativo.


Oscar Sanguinetti



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